Wat Phra That Doi Suthep: il cuore dorato di Chiang Mai

Statua del Buddha presso il tempio del Doi Suthep in Thailandia del nord

Se c’è un luogo che definisce l’anima di Chiang Mai e in cui mi ritrovo a tornare ogni singola volta che metto piede nel Nord della Thailandia, quello è il Wat Phra That Doi Suthep. Appollaiato sulla montagna a ovest della città, questo santuario non è soltanto una meta turistica: è un vero e proprio polo magnetico spirituale.

Qui la devozione si respira nell’aria, confusa tra l’eco dei canti dei monaci e l’aria fresca della giungla. Che sia la vostra prima volta o la quinta, questo tempio saprà sempre regalarvi qualcosa di diverso.

Stai pianificando il tuo viaggio? Leggi anche la mia guida sul perché il Nord della Thailandia vi ruberà l’anima, dove racconto i 3 percorsi per scoprire la città.

Come arrivare ai piedi del tempio (senza perdere la pazienza o lo stomaco)

Per raggiungere la base del tempio ci sono diverse opzioni, da quelle più comode a quelle dedicate a chi ha una resistenza fisica invidiabile:

Taxi collettivo nel nord della Thailandia
  • In taxi collettivo rosso (Songthaew): È la scelta classica ed economica. Troverete questi iconici camioncini rossi parcheggiati nella piazza principale davanti al Wat Phra Singh, dentro la Città Vecchia. Con circa 100 Baht a persona, vi condurranno lungo una strada tutta tornanti che sale sulla montagna. Un piccolo avviso da amica: Se soffrite di mal d’auto, valutate seriamente di optare per un taxi privato via app (come Grab o Maxim) o di prendervi un rimedio per la nausea. Gli autisti dei songthaew guidano con una certa disinvoltura, spingendo parecchio sull’acceleratore anche su curve decisamente improbabili, e i mezzi spesso sono affollati.
  • In taxi privato al mattino presto: Se volete arrivare prima dell’alba (consiglio d’oro di cui vi parlerò tra poco), il taxi privato prenotato la sera prima è l’unica via per non rischiare di arrivare tardi ad uno dei momenti più suggestivi della giornata del tempio.
  • Il Sentiero dei Monaci (Monk’s Trail): Per gli amanti dei trekking e della natura, esiste un’alternativa affascinante che parte dalla zona universitaria di Chiang Mai e sale attraverso la foresta pluviale. Il sentiero completo è lungo circa 7,5 km e richiede circa 3-4 ore di cammino con oltre 600 metri di dislivello. Si divide in due tratte: la prima, più semplice (circa 45 minuti), porta al tempio “nascosto” di Wat Pha Lat; la seconda parte, decisamente più ripida e impegnativa, arrampica nella giungla fino alla vetta del Doi Suthep. Per ragioni di tempi non l’ho ancora percorsa, ma è già ufficialmente inserita nella mia wish list per il prossimo viaggio!

La scalinata dei Naga (e il mito dell’ascensore)

La prima volta che sono arrivata ai piedi del santuario, confesso di essermi fatta un po’ condizionare dalle guide di viaggio. Leggere che ci sono ben 300 gradini può spaventare. Chi ha già viaggiato in Thailandia sa bene quanto le scalinate dei templi sappiano essere spietate, spesso caratterizzate da scalini altissimi, ripidi e faticosi. Questo porta molti visitatori a scegliere direttamente l’ascensore per paura di non farcela.

Scalinata del Doi Suthep nel nord della Thailandia avvolta dalla nebbia del mattino

Quando sono arrivata in cima, però, mi sono resa conto che qui la realtà è molto più dolce. La scalinata del Doi Suthep ha una pendenza graduale, gradini di altezza standard e ben strutturati. E’ assolutamente fattibile a ritmo calmo per chiunque non abbia specifici problemi di deambulazione.

Anzi, perdersi la salita a piedi significa perdersi metà dell’esperienza. La scalinata è incorniciata da meravigliosi mancorrenti che raffigurano i serpenti sacri Naga, realizzati con maioliche colorate mantenute in modo impeccabile.

Consiglio rituale: fermatevi ai banchetti prima di salire per acquistare un fiore di loto fresco e un mazzetto di incensi da offrire una volta arrivati in cima.

Perché questo luogo è così venerato dai buddisti?

Per capire la sacralità del Doi Suthep occorre fare un piccolo passo indietro. Nella tradizione thailandese, un tempio non è “speciale” solo per la sua bellezza: la sua importanza dipende dalla presenza di una reliquia del Buddha.

Il nome stesso tradisce il suo segreto: quando nella lingua thai un tempio contiene la dicitura “Phra That”, significa che al suo interno è custodita una reliquia sacra. Nello stupa dorato del Doi Suthep si conserva un frammento osseo della spalla del Buddha.

Stupa dorato nel tempio del Doi Suthep nella città di Chiang Mai in Thailandia

La leggenda dell’Elefante Bianco e il Re del Lanna

Si racconta che nel XIV secolo un monaco portò questa sacra reliquia a Chiang Mai. Per decidere dove erigere il tempio destinato a proteggerla, il Re Keu Naone del regno Lanna fece posizionare la reliquia sul dorso di un sacro elefante bianco. L’animale salì lungo i pendii della montagna di Doi Suthep, si fermò in cima, emise tre barriti, si accasciò e morì serenamente. Il re interpretò l’evento come un chiaro segnale divino e ordinò la costruzione del tempio e del grande stupa proprio in quel punto.

Oggi il Doi Suthep è uno dei centri di pellegrinaggio più importanti di tutta la Thailandia del Nord. Ogni anno, in occasione della festività di Visakha Bucha, migliaia di fedeli salgono a piedi di notte lungo la montagna in una suggestiva fiaccolata per accumulare merito spirituale (Kamma).

L’arrivo in cima: tra rituali, nebbia e il barattolo della fortuna

Una volta terminata la salita si accede al primo anello esterno del tempio, dove si trova la grande terrazza panoramica. Nelle giornate limpide la vista abbraccia tutta la valle di Chiang Mai dall’alto. Quando invece sale la nebbia tipica della stagione delle piogge, il paesaggio scompare lasciando spazio a un’atmosfera intima, ovattata e quasi sospesa. Durante la stagione secca, al contrario, la luce del sole fa risplendere ogni dettaglio del complesso.

Bambina buddista in preghiera al tempio del Doi Suthep

Togliendovi le scarpe accederete alla corte interna, il cuore pulsante del santuario, dominato dalla gigantesca stupa dorata.

Qui vi invito a fare due esperienze speciali:

  1. La benedizione del monaco:
    Troverete facilmente i monaci seduti all’interno del tempio. Avvicinatevi a loro rimanendo in ginocchio (i piedi non devono mai puntare verso il monaco o verso le statue del Buddha), togliete cappello e occhiali in segno di rispetto, lasciate un’offerta nel piatto di fronte a lui e allungate il braccio per farvi legare al polso un braccialetto di cotone bianco (Sai Sin), simbolo di protezione e benedizione spirituale.
  2. Il rituale dei bastoncini della fortuna (Siam Si / Kau Cim):
    È una forma di divinazione di origine sino-thailandese molto diffusa nei templi. Noterete dei barattoli in bambù pieni di bastoncini di legno numerati. Inginocchiatevi, tenete il barattolo tra le mani giunte portandolo all’altezza del petto e scuotetelo delicatamente inclinandolo leggermente in avanti. A forza di scuotere ritmicamente, un singolo bastoncino uscirà dal barattolo e cadrà a terra. Leggete il numero inciso sul bastoncino e andate verso la parete con le rastrelliere in legno per ritirare il foglietto di carta corrispondente. Troverete una piccola riga di insegnamento per la vostra vita o sul vostro futuro.
    Piccola nota sulla pazienza: Se scuotete troppo forte e i bastoncini cadono tutti insieme a terra, nessuna paura! Raccoglieteli, inseriteli di nuovo nel cilindro e ricominciate con calma. Dopotutto, nella filosofia buddista la pazienza è la prima vera virtù da allenare.

L’esperienza che vi cambierà il viaggio: l’alba al Doi Suthep

Fra tutte le volte in cui sono stata qui, la visita che mi è rimasta impressa nel cuore in modo indelebile è stata quella all’alba.

Uscire dall’hotel in taxi privato alle 5:00 del mattino (con l’app di Maxim potrete prenotarlo la sera prima per evitare ritardi) richiede una notevole forza di volontà, ma la ricompensa è incalcolabile.

Monaci cantano le loro benedizioni agli avventori del tempio del Doi Suthep nel nord della Thailandia
  • Niente folla: A quell’ora sarete al massimo in 30 o 40 persone in tutto il complesso, contro le centinaia (se non migliaia) di turisti che affollano il tempio durante il giorno.
  • Il canto dei Sutra: Arriverete giusto in tempo per assistere alla preghiera dei monaci. Il suono ritmico e profondo dei loro canti, che rimbomba tra le pareti del tempio nell’oscurità del mattino, vibra dentro l’anima come poche altre cose al mondo.
Momento della raccolta delle offerte nel tempio del Doi Suthep a Chiang Mai
  • L’offerta (Alms Giving): Portate con voi un piccolo dono di cibo o bevande e partecipare al rito delle offerte ai monaci, prima che scendano verso la città per continuare la raccolta delle offerte. (Al tempio vendono qualche succo di frutta o altri alimenti da offrire, ma è molto più conveniente acquistare qualche alimento confezionato la sera prima al 7-eleven)
  • Il sorgere del sole: Vedere la luce dell’alba che lentamente colora di rosa la valle di Chiang Mai e accende d’oro lo stupa principale è un momento di grazia pura. Ascoltare il silenzio della montagna e il suono della foresta che si risveglia scalda il cuore.

🎬 Vuoi vivere l’atmosfera dell’alba e ascoltare i canti in anteprima? Guarda qui il Reel su Instagram dedicato alla magia del mattino al Doi Suthep

Colazione e la tappa intermedia al Wat Pha Lat

Una volta ridiscesa la scalinata per tornare sulla strada principale, premiatevi per la levataccia! Troverete i piccoli ristorantini e chioschetti aperti alla base del tempio: è il momento perfetto per godervi una colazione tradizionale thailandese.

Per tornare in città, troverete molti camioncini rossi in fila pronti ad aspettare i viaggiatori (sempre a 100 Baht). Il taxi parte non appena si riempie, ma i tempi di attesa sono abbastanza ragionevoli.

Bambina Thailandese in costume tradizionale sulla scalinata di salita al tempio del Doi Suthep a Chiang Mai

Al Doi Suthep capita spesso di vedere bambini vestiti con le tuniche arancioni da monaco che studiano dentro le strutture del tempio. Per le famiglie thailandesi, un figlio che spende un periodo della propria vita a studiare e servire al tempio è motivo di immenso orgoglio e fonte di benedizione per l’intera stirpe.

Una nota fondamentale per il vostro itinerario: Se siete saliti al Doi Suthep in taxi o in songthaew, vi consiglio assolutamente di fare una tappa a metà strada (con soli 50 Baht) per visitare il Wat Pha Lat. È un tempio “nascosto” nella giungla, totalmente diverso dalla maestosità dorata del Doi Suthep: è intimo, attraversato da cascate e sculture in pietra ricoperte di muschio. Se invece siete saliti a piedi lungo il Monk’s Trail, avrete già attraversato il Wat Pha Lat durante la salita: in quel caso godetevi la discesa diretta verso la città senza fermarvi di nuovo!

Pensieri finali: il senso profondo del tornare

Vedere la dedizione dei monaci e la grazia nei loro gesti vi farà capire, meglio di qualsiasi libro di storia, quanto questo luogo non sia un semplice monumento da fotografare, ma un polmone spirituale vivo.

Cerimoniale nel tempio del Doi Suthep nel nord della Thailandia

Tornare al Doi Suthep ad ogni viaggio non è per me una semplice “ripetizione” turistica, ma un modo per misurare il mio tempo e il mio stato d’animo. Ci sono posti nel mondo in cui andiamo per scoprire qualcosa di nuovo all’esterno, e posti — come questa montagna dorata avvolta dalla giungla — in cui torniamo semplicemente per verificare cosa è cambiato dentro di noi.

Comments

Lascia un commento